Campi elettromagnetici
- Informazioni tecniche
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Ogniqualvolta viene usata elettricità (batterie, in corrente continua, o la normale energia elettrica di rete in corrente alternata) vengono generati anche campi elettrici e magnetici. Se la corrente è la normale corrente alternata di rete, questi campi fluttuano, espandendosi e contraendosi 100 volte al secondo (in Italia) ad ogni cambiamento di polarità della corrente alternata a 50 Hertz o cicli al secondo. Dato che la frequenza della corrente alternata di rete è molto bassa (50 Hz in Europa e 60 Hz negli Stati Uniti), anche i campi elettromagnetici (CEM) generati sono a frequenza estremamente bassa (ELF - Extremely Low Frequency). Tutti gli elettrodotti, i cavi, le apparecchiature e le macchine elettriche non schermate generano campi elettrici. L'intensità del campo elettrico è misurata in volt per metro (V/m). Per questa ragione sotto le linee di trasmissione ad alta tensione (230 - 500 kV) sono presenti campi elettrici di intensità molto elevata, tanto che è possibile avvertirne la presenza sulla pelle e sentirne il ronzio. Fortunatamente è possibile schermare i campi elettrici mediante strutture collegati a terra, come ad esempio condotti metallici, alberi o persino edifici. Gli elettrodotti, i cavi, le apparecchiature e le macchine elettriche generano anche campi magnetici. L'intensità del campo magnetico è misurata in ampere per metro (A/m) ed è proporzionale alla corrente di carico. Per questa ragione le apparecchiature in cui è presente una corrente elevata, quali linee di trasmissione e distribuzione, trasformatori, linee di alimentazione, apparecchiature di manovra e riscaldatori producono campi magnetici di elevata intensità. Sfortunatamente non solo è impossibile percepire senza strumenti la presenza di campi magnetici, ma questi campi magnetici non si prestano ad essere facilmente schermati e permeano persone, edifici e la maggior parte dei metalli. L'esposizione ai campi magnetici viene misurata come densità del flusso magnetico con strumenti appositi, chiamati appunto misuratori di campo magnetico o gaussmetri. In Europa, i livelli di esposizione al campo magnetico viengono misurati e stabiliti in microtesla (µT), corrispondente ad un milionesimo di tesla (T), mentre negli Stati Uniti si tende a usare il milliGauss che corrisponde ad un millesimo di Gauss (G). 1 mG corrisponde a 0,1 µT. Entrambe le unità di misura indicano la densità del flusso magnetico, vale a dire, l'area permeata dai campi magnetici. Sul mercato sono disponibili misuratori di campo magnetico ad uno o a tre assi. I misuratori di campo magnetico ad un singolo asse sono dotati di un rilevatore magnetico (bobina, flussometro, effetto Hall) sensibile in una sola direzione. Con questi apparecchi la misura dipende dall'orientamento del rilevatore. I misuratori di campo magnetico triassiali sono dotati invece di tre rilevatori orientati rispettivamente sugli assi x, y e z. Questo tipo di apparecchi calcola automaticamente la somma vettoriale delle tre componenti direzionali e ne visualizza il valore sul display digitale. Per maggiori informazioni sui campi elettromagnetici si suggerisce di fare riferimento al volume "Guide To Solving AC Power EMF Problems In Commercial Buildings". Questa guida (in inglese) alla soluzione di problemi CEM in edifici non residenziali rappresenta un'eccellente risorsa per ingegneri e tecnici dei settori biomedicale, ambientale, impiantistica, edilizia, per responsabili salute e sicurezza, architetti, igienisti industriali e gestori di proprietà industriali. Comprende anche una sezione di base sui campi elettromagnetici con definizioni, formule, e teoria della schermatura magnetica. Caldamente raccomandato per tutti coloro che devono risolvere problemi causati da campi elettromagnetici. Contattare:
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